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Meditazione con la campana tibetana

Buonasera, qui sotto trovate la Meditazione con la campana tibetana, un’altra delle tecniche che si sperimentano durante il Corso di Meditazione che propongo.

Attraverso la concentrazione della mente sul suono della campana, questa tecnica ha l’intento di aiutare nella pratica meditativa. Qui si utilizza la focalizzazione dell’attenzione su un solo stimolo sonoro. Ovviamente dal vivo l’effetto è più intenso e avvolgente, ma per chi non ha potuto partecipare penso che questo audio possa essere un buono strumento a disposizione per la pratica. Vi consiglio di ascoltarla usando le cuffie.

Se avete piacere potete commentare con la vostra esperienza o proporre consigli.

Buon ascolto e buona meditazione.

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Meditazione sul Respiro

Buongiorno,

in occasione del Corso di Meditazione che partirà stasera qui a Genova, condivido con voi una meditazione guidata, presente tra quelle che verranno insegnate, in cui la tecnica viene focalizzata sul respiro.

Buon ascolto e buona pratica.

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L’ansia nel corpo e la respirazione

La respirazione è indispensabile per vivere: essa fornisce all’organismo l’ossigeno necessario per muoversi e continuare le sue funzioni vitali.
Essa cambia a seconda dell’attività che stiamo svolgendo e del nostro stato psicologico, emotivo o di salute.

Quando la respirazione è limitata lo è anche la vitalità del corpo, portando a una condizione di lento esaurimento delle risorse. L’energia circola con maggiore difficoltà a causa della mancanza di ossigeno.
Il modo in cui respiriamo ed il nostro stato psico-fisico sono strettamente connessi: chi respira in modo affannoso e tende a bloccare il respiro avrà un organismo teso, bloccato tendente facilmente all’ansia.
Se siamo rilassati la nostra respirazione è profonda e meno frequente, mentre in uno stato di stress, fisico o emotivo, la respirazione si fa corta (meno profonda) e la frequenza aumenta.
Nella vita quotidiana la fretta, il lavoro stressante, i rapporti interpersonali non armonici, i ruoli impegnativi, ecc., alterano il nostro ritmo naturale, accelerandolo. Accelera così spesso il respiro che si contrae, conducendo ad una situazione di tensione fisica ed emotiva, che a sua volta crea le condizioni per una respirazione toracica, superficiale e con frequenti apnee del tutto inconsapevoli.
E’ cosi che il nostro corpo comincia a pagare le conseguenze di una respirazione poco fluida.

Perché si innesca questo meccanismo?

Bloccare il respiro, alternarne il ritmo è una ottima strategia per alterare o bloccare le sensazioni, le emozioni. Respiro ed emozioni sono strettamente collegate.
La respirazione ridotta nella sua portata consente all’organismo di limitare l’ampiezza delle emozioni che saranno meno intense, meno “impegnative” da vivere.
Ciò non avviene a livello consapevole, ma rientra in una serie di comportamenti innati che se protratti nel tempo si cronicizzano e diventano abitudine; una abitudine mentale e fisica di reazione alla quale, una volta che si è ben radicata, è davvero difficile sfuggire.
In questo modo l’ansia, emozione naturale e funzionale, perde il suo senso, diviene “generalizzata” e anziché proteggerci diventa una rigida sovrastruttura che ci costringe ad agire e reagire sempre in un determinato modo.

Quali sono i sintomi dell’ansia?

Chi soffre di ansia sviluppa sintomi sia cognitivi che somatici.
A livello fisico oltre ai tremori che riguardano la parte muscolare, possono essere intaccate le funzioni gastrointestinali (con mal di stomaco, diarrea e nausea),cardiocircolatorie (tachicardie), urinarie (minzione frequente) e respiratorie (sensazione di soffocamento e iperventilazione),
Quasi sempre a questi si associano sintomi cognitivi come uno stato di allarme continuo, confusione mentale, paura di non riuscire ad affrontare le situazioni, atteggiamento apprensivo, insonnia e nervosismo, capogiri, difficoltà di concentrazione, incapacità di rilassarsi, irrequietezza.

Il ruolo della mente nell’ansia

L’ansia patologica non nasce da una reale necessità, ma è frutto della nostra mente che catastrofizza con l’immaginazione: calmare l’ansia implica uscire dalla mente e tornare nel corpo, tornare alla realtà del qui ed ora.
E non c’è modo migliore di tornare alla realtà che usare i nostri sensi per percepire ciò che è, nel presente.
Il primo passo consiste nel rendersi conto di essere catturati dall’immaginazione, distaccati dalla reale entità della situazione, avvolti da pensieri forzatamente catastrofici.
Chi è in ansia percepisce i propri timori come assolutamente reali e un primo passo per riconoscere di non essere in contatto con la realtà, bensì immersi nell’immaginazione, consiste nel prendere distanza dai pensieri ansiogeni. Riuscire a prendere consapevolezza di questa differenza rappresenta un primo passo.
Portare tutta la nostra attenzione sul respiro aiuta a distoglierla dai pensieri ansiogeni e crea uno spazio di consapevolezza.
Rimanere in contatto con il nostro respiro ci aiuta a stare ancorati nel corpo, nel momento presente, frenando i voli della mente ansiogena che rischia invece di portarci altrove, in avanti, verso un domani carico di tensioni…